Perticano: abbazia di S. Emiliano e S. Bartolomeo in Congiuntoli

Perticano: abbazia di S. Emiliano e S. Bartolomeo in Congiuntoli

L’abbazia benedettina sorge alla confluenza del Rio Freddo con il Sentino e per questo motivo prende anche la denominazione di Congiuntoli. Si tratta di una splendida e solenne costruzione romanico-gotica.

La fondazione rimane incerta. Probabilmente esisteva già nell’XI secolo e molti presumono che il primo nucleo sia stato edificato poco prima dell’anno 1000. Con il tempo l’abbazia acquisì beni e proprietà, grazie ad alcune donazioni, in grado di garantire un certo benessere. La decadenza iniziò, come nel caso dell’Abbazia di Sitria, con la pratica della commenda. Tra i suoi abati commendatari si ricorda il cardinale Bessarione.

Nel 1439 i beni dell’abbazia vennero annessi al Capitolo della Cattedrale di Urbino. Con i saccheggi del 1810 e del 1860, il centro monastico venne spogliato di tutte le proprietà ed entrò in uno stato di abbandono e incuria.

Negli anni ‘70 la Soprintendenza ai Monumenti dell’Umbria, acquisitane la proprietà, ne restaura la chiesa, mentre gli ambienti del cenobio rimangono di proprietà privata.

La struttura, compatta ed elegante, è costituita dalla chiesa e dagli edifici del monastero.

Interno dell'Abbazia

Interno dell’Abbazia

Sulla facciata si eleva una torre con funzioni difensive, mentre vicino alla chiesa si trova quello che doveva essere il primo oratorio dei monaci, che presenta una navata unica, con volta a botte. Da questo si accede al chiostro dove si conserva un’elegante acquasantiera con archetto trilobato. La chiesa, di impianto romanico ma con elementi che rimandano alle architetture gotiche, internamente si articola in due navate asimmetriche, divise da arcate poggianti su colonne ottagonali. La costruzione della navata a nord ovest può essere datata fra il 1285 e il 1287, come ricorda un’epigrafe sulla parete esterna della Chiesa. La luce penetra attraverso eleganti monofore e la copertura, ricostruita con i restauri del Settanta, è in travature lignee.

Alle pareti si conservano tracce di affreschi in cattivo stato a causa delle intemperie; il grande affresco, situato alle spalle dell’altare maggiore e rimosso nel 1907, si trova ora nella Pinacoteca Civica di Fabriano e riproduce una Madonna in trono con Bambino, S. Emiliano e S. Caterina d’Alessandria. Opera del Maestro di S. Emiliano, costituisce un bellissimo esempio di scuola umbro-marchigiana degli inizi del Trecento e dimostra come le novità giottesche siano state assimilate in quest’area anche grazie alla mediazione dei maestri riminesi.