Abitata fin dall’antichità in età protostorica, Scheggia si colloca nel territorio dei popoli umbri che l’avevano eletta sede del culto dedicato al Giove Grabovio delle tavole eugubine. Solo successivo, appartenente all’età romanica, è il tempio di Giove Appennino, che trova testimonianze itinerarie ed epigrafiche, ma collocazione ancora incerta.

La città di Scheggia è citata dalle fonti itinerarie come Ad Ensem o mutatio ad Haesis: si tratta di una stazione di posta lungo la via Consolare Flaminia, in prossimità dell’omonimo passo di Scheggia, il più agevole dei valichi appenninici (632 m).

scheggia_pascelupo_davedere_04Distrutto con la guerra greco-gotica, il sito romano di Scheggia venne abbandonato, mentre già in età tardo-antica sorgeva il centro bizantino di Luceoli, tra Pontericcioli e Cantiano. Una volta andato in rovina, tra il IX e il X secolo, si sviluppò un nuovo insediamento, il Castello, edificato nell’XI secolo e denominato Schiza, dalla parola greca che indica un bivio.

Scheggia: Palazzo Comunale

Scheggia: Palazzo Comunale

È nel 1163 che compare per la prima volta il termine Scheggia in un diploma di Federico Barbarossa, che precedentemente ne aveva concesso la giurisdizione a Gubbio.

Agli inizi del Trecento, Scheggia è documentata tra i possedimenti del monastero di Fonte Avellana, per poi passare ai Montefeltro nel 1384. Sotto il ducato di Urbino fino all’estinzione della casata dei Della Rovere, Scheggia entrò in seguito nell’orbita dello Stato Pontificio sotto al quale rimase fino al 1860, anno in cui venne annessa al regno d’Italia e assegnata alla regione Umbria.

Solo nel 1878 costituirà un unico comune con Pascelupo. Dell’insediamento medievale del Castello rimangono la Torre Civica, che oggi ospita gli uffici municipali e una delle due porte di accesso originarie.

Si segnalano inoltre la chiesa di S. Antonio Abate del 1665 e la chiesa intitolata ai Santi Filippo e Giacomo. All’interno di quest’ultima si conservano una Mater Misericordiae in Venerazione, una Madonna del Rosario, attribuita al pittore cinquecentesco Pierangelo Basili, una Crocifissione del 1658 attribuita a Carlo Brozzi e due pale raffiguranti i santi ai quali è dedicata la chiesa. All’interno della chiesa di Monte Calvario da segnalare un crocifisso ligneo del 1500.