La presumibile presenza, già nel secolo XIV, di edifici assai importanti e costosi (e di plausibile, antica destinazione d’uso militare) e l’eremo di San Girolamo di Monte Cucco, (Scheggia) ha fatto ipotizzare che la costruzione di quest’ultimo potesse essere stata, in origine, voluta da qualche influente Ordine religioso medioevale, come, ad esempio, quello dei Templari, i quali erano presenti, con una mansione, o, meglio, una precettorìa, a Perticano, uno stanziamento non meglio identificabile a Casalvento, Pascelupo, Sigillo e Purello.

Perticano

templari_02Dalle notizie dell’Archivio Segreto Vaticano, si ricava che a Perticano vi fu la precettorìa templare di S. Paterniano. La precettorìa è identificabile con la chiesa parrocchiale di Perticano (comune di Sassoferrato), nel cui possesso entrarono i Giovanniti dopo la soppressione della “Milizia del Tempio”. Il cabreo, che si conserva nell’archivio di Sassoferrato, conferma come, l’Ordine monastico-cavalleresco degli Ospitalieri di San Giovanni, che in Italia ereditò i titoli, i possedimenti e molte delle tradizioni dei Templari, godesse di talune proprietà a Perticano e nei suoi contorni. I Templari erano, dunque, presenti, con una precettorìa, a Perticano (antico “insediamento di strada”, a 398 m), non sappiamo, però, se nella porzione umbra, in quella marchigiana, o in entrambe. Come si è visto, è ben più probabile che essi avessero sede nella parte marchigiana, poiché qui sorge l’antica chiesa di San Paterniano di Perticano, già denominata “De Rivoretroso”.

La precettorìa templare di Perticano fu colpita da mandato d’inquisizione il 28 febbraio dell’anno 1310. Come scrive ancora Tommasi, infatti: “Soltanto il 28 febbraio essi (i mandatari dell’Inquisizione) vi depositavano le pergamene con i mandati di comparizione per i monaci-cavalieri. Da Assisi il tribunale ecclesiastico si trasferì a Gubbio, dove i giudici attesero invano che il 6 marzo si presentassero i Templari, o i loro agenti, per rispondere delle accuse addebitate all’Ordine. Agli inquisitori non restava, quindi, che dichiarare la contumacia dei Templari e del gran precettore Giacomo da Montecucco, per procedere alla loro scomunica: essa fu proferita il 7 marzo con cerimonia solenne nel Palazzo Vescovile della città”. Scomparsi i Templari a Perticano, deve, però, sicuramente essere rimasto in loco qualche segno tangibile della loro presenza, come uno stanziamento non meglio identificabile a Casalvento di Sassoferrato.

Pascelupo e l’eremo di S. Girolamo

Eremo di S.Girolamo

Eremo di S.Girolamo

Il presidio militare di Pascelupo comincia ad apparire citato, in documenti scritti d’archivio, solo poco dopo la soppressione dell’Ordine templare. Si è, infatti, portati a pensare che, prima di tale data, i Templari di Perticano e Casalvento, e, forse, quelli, ipotetici, dello stesso San Girolamo, fossero ancora intenti a fortificare tali luoghi confinari. Persino le testimonianze storico-documentarie certe della presenza di uno stanziamento eremitico a San Girolamo risalgono al periodo immediatamente successivo alla soppressione dell’Ordine dei Templari. Prima d’allora non vi era, infatti, che la voce del silenzio a farsi sentire, silenzio delle carte, dal quale, però, taluni pretenderebbero di trarre un significativo “argumentum ex silentio”

Soltanto un potente e ricco ordine militare, politico e religioso, come quello dei Templari, comunque, poteva avere i mezzi finanziari per erigere, tra il XII e il XIV secolo, le imponenti strutture dell’eremo primitivo, o medioevale, o “pre-giustinianeo” che dir si voglia. Un presidio militare di carattere unicamente secolare non spiegherebbe, infatti, la necessità della costruzione di un sacello. Il cabreo, che si conserva nell’archivio di Sassoferrato, mostra come l’Ordine religioso-cavalleresco degli Ospitalieri di San Giovanni, che, in Italia, ereditò i possedimenti e molte delle prerogative e delle tradizioni dei Templari, possedesse talune proprietà a Perticano e nei suoi contorni. Una croce, scolpita in bassorilievo sulla viva roccia dell’Eremo, sembrerebbe, inoltre, essere d’apparente tipologia templare.

S. Emiliano in Congiuntoli

Indicativa, nel contesto dei Templari è la vicina presenza a Perticano dell’importante e grandiosa abbazia di Sant’Emiliano e Bartolomeo Apostolo in Congiùntoli, eretta, originariamente, per custodire le reliquie del soldato martire Emiliano e d’una santa donna con due figli gemelli.

S_EMILIANO

Abbazia di S. Emiliano e S. Bartolomeo in Congiuntoli

Tra V e VI secolo, dalla Sardegna furono traslate, a Gubbio, le reliquie d’alcuni santi martiri di Numidia (+ 259): quelle di Mariano (lettore) e Giacomo (diacono) furono tradotte nella cattedrale, di cui i due martiri divennero i titolari; quelle di Emiliano, soldato martire e d’una santa donna con i due figli gemelli, martiri anch’essi, furono traslate in località Congiùntoli, dove, poi, forse su di un preesistente luogo sacro pagano fu edificato l’eremo di cui ci parla San Pier Damiani.

Solo la ricchezza di un Ordine religioso cavalleresco come quello dei Templari, che aveva una precettorìa proprio nella vicinissima Perticano, poteva, infatti, far fronte alle ingentissime spese derivanti dalla costruzione del cenobio, e, soprattutto, della magnificente chiesa dagli altissimi archi a tutto sesto di stile romanico-gotico e d’impronta architettonica cistercense. Le linee sobrie ed essenziali di tale tempio cristiano, poi, ben si attagliano allo stile spoglio e purissimo che caratterizzò l’architettura sacra prediletta dai Cistercensi e, poi, dai Templari stessi, con l’angolo retto quale elemento costruttivo di base, che unicamente ingentiliva taluni austeri fregi scultorei, in corrispondenza di finestre e capitelli. Occorre aggiungere a tali descrizioni, un’interessantissima croce greca patente, datata all’anno 1286, e murata sopra l’arco sesto acuto della finestra della navata laterale della chiesa, che guarda verso il retro spetto del medesimo edificio. Non appare per nulla casuale il fatto che l’ambiziosissimo progetto della chiesa rimanesse, forse, incompiuto, per la probabile e improvvisa mancanza di mezzi finanziari, proprio al tempo della soppressione dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme, decretata, localmente, con il processo di Gubbio, nell’anno 1310.

templari_04Venuti a mancare i denari dei Templari, ma, probabilmente, anche la volontà (da parte dei loro acerrimi detrattori e avversatori) di portare avanti il progetto (dall’Ordine religioso-cavalleresco stesso probabilmente elaborato, e già parzialmente realizzato), la chiesa abbaziale dovette essere volutamente lasciata mutila e incompiuta. Una precisa logica dovette, altresì, presiedere al ritorno dell’abbazia, nel 1930, alla parrocchia (un tempo precettorìa templare) di Perticano. L’ipotesi secondo cui la chiesa e l’abbazia di Sant’Emiliano furono erette e “gestite” dai Templari potrebbe chiarire anche la ragione della scarsità dei suoi documenti, che, come tutto ciò che riguardava i Templari (epigrafi, croci, monete, pergamene, precettorìe, domus, magioni e quant’altro), dovettero andare incontro alla dispersione o distruzione fisica.

L’abbazia, sorgendo su di una posizione davvero strategica, fu fortificata tra i secoli XIV e XV. Con il nuovo nome di Palatium Sancti Miliani o Castri Sancti Miliani, ospitava un capitano e qualche militare, lì inviati, dal Comune di Gubbio, per difendere i monaci e gli abitanti delle ville circonvicine. La torre dell’abbazia, infatti, fornita, com’è, di spigoli a punta di diamante, più che quello di torre campanaria, ha l’aspetto d’una torre di guardia e di difesa. L’abbazia benedettina di Sant’Emiliano dovette essere sempre collegata, come attraverso una sorta di funicolo ombelicale, alla “laura” eremitica di San Girolamo di Monte Cucco. In Italia, ma anche altrove, compaiono molti altri esempi d’abbazie situate a valle e destinate al cenobitismo, alle quali corrisponde la presenza, a monte, di un eremo, ubicato in un luogo più eminente, che corrisponda all’esigenza di coloro i quali prediligono la vita solitaria. Questa situazione faceva parte della riforma Romualdina.

Costacciaro

Costacciaro: Torre Civica

Costacciaro: Torre §ivica

Nella duecentesca chiesa conventuale di S.Francesco sono presenti due piccole lapidi, poste, l’una di fronte all’altra, all’inizio dei due lati interni della navata centrale. In esse compaiono altrettanti croci greche patenti, di lampante tipologia templare, accompagnate dal consueto simbolo della rosetta a sei petali, inscritta in un cerchio, e perfettamente confrontabili con quelle incise sul lapideo portale d’ingresso alla “templarissima” chiesa perugina di San Bevignate, nonché al suo interno. scheggia_pascelupo_davedere_07Sotto a uno degli altari laterali della navata di destra è stata scoperta, come incastonata nel parametro murario, un’altra pietra, sulla quale è nuovamente incisa una croce patente, molto simile a quelle prima descritte. Recentissimo è il rinvenimento del grande chiostro di San Francesco, di singolare pianta trapezoidale, del quale neppure si supponeva l’esistenza. Gli archi che lo compongono, costruiti in duttile pietra calcarea del Monte Cucco (“Pietra del Forno”), perfettamente acconcia, mostrano una luce interna, da pilastro a pilastro, di quasi tre metri. Sopra il chiostro devono, assai verisimilmente, esistere talune aperture, del tipo di monofore, bifore o trifore, oggi risultanti tutte completamente accecate. E’ presente un’acquasantiera, di bellissima fattura, ornata con simboli e una croce che richiamano la presenza dei templari.

Sigillo

Alla fine del secolo X, in una località imprecisata, compresa tra Purello (Villa Sancti Apollinaris) e Villa Scirca si ergeva un castello di fondazione altomedioevale, passato alla storia con il nome di Ghelfóne. È assai probabile che esso fosse di proprietà dell’antichissima ed illustre famiglia nobiliare De Guelfonibus, Guelfóni (o Ghelfóni), signori di Costacciaro e Colmollaro, dalla quale il maniero potrebbe aver mutuato anche la propria specifica denominazione. È, altresì, possibile che quest’antichissimo castello, di cui si è completamente perduta la memoria storica, possa essere identificato con gli imponenti resti di mura che sorgono, a oriente del paese di Villa Scirca, sopra altrettante alture, Il Poggio de le Salare e Il Poggio degli Ortacci, facenti entrambe parte del Monte Sassubaldo. In quest’area doveva, infatti, sorgere un castello assai vetusto, Castelvecchio, ricordato ormai più solo dal nome di un’abitazione del paese.

Una croce, d’apparente tipologia monastico-cavalleresca, incisa sulla roccia insieme con un calice, esiste, inoltre, sul muro d’una rimessa agricola a Villa Scirca di Sigillo ed un’altra croce, quest’ultima mostrante la classica tipologia degli Ospitalieri di San Giovanni, pare sia stata trovata non lontano dai luoghi citati. Una terza croce, di tipologia greca, è incisa su di una stele funeraria, che fu inserita (forse nel secolo XIV), quale materiale lapideo di recupero, nello spessore del muro esterno della torre dell’Abbazia di Sant’Emiliano in Congiùntoli.

Un altro sito interessante è la citata precettorìa templare di Perticano, che fu colpita da mandato d’inquisizione il 28 febbraio dell’anno 1310, durante il processo di Gubbio ai Templari locali.

Talune poche notizie su di un Templare eugubino, ma un templare probabilmente tardo, di dopo, cioè, la soppressione dell’Ordine, le apprendiamo da uno scritto d’un nobile di Gubbio, l’Abate Bonaventura Tondi, in L’esemplare della gloria; overo i fasti sacri politici e militari dell’antichissima città di Gubbio. “Battista Sforzolini, cavaliere del Tempio di Gerusalemme, fu uno dei più prodi guerrieri del suo tempo; fu sempre il primo in tutti i più pericolosi azardi; non si sottrasse mai ai pericoli, quasi sormontò co’ l valore, e co’ l senno, e nelle più spaventose mischie diede à vedere, che un cuore generoso non trova pericolo, che lo spaventi”. Appartenente a un ordine monastico-cavalleresco, forse quello degli Ospitalieri di San Giovanni, fu, probabilmente, anche un altro Sforzolini, il “Cavaliere di Rhodi” Guido Sforzolini.

Purello

templari_03Alle falde sudoccidentali del versante umbro del Monte Cucco, invece, e, più precisamente, a Collina di Purello di Fossato di Vico, ritroviamo, invece, la piccola chiesa rurale di Santa Croce di Collina (sec. XVII), erede storica della primitiva e originaria chiesa, non più esistente, di Sancta Crux de Culiano, sorgente, nel Medioevo (secc. XII-XIV), con i terreni da essa dipendenti quale commenda agricola, sia nel territorio di giurisdizione del Castrum Sigilli sia in quelli del Castrum Fossati. Essa recò, in un certo qual tempo, anche il titolo di “S. Crucis Hierosolomit[anae]”, vale a dire Gerosolimitana (di Gerusalemme), perciò ‘dei cavalieri Gerosolimitani’ (che furono altra cosa rispetto ai Templari), o, per l’appunto, ‘di Gerusalemme’, e, dunque, forse, almeno in origine, ‘templare’. Essa fu altrimenti, e posteriormente, detta “S. Crucis de Culiano Cruciferorum”, cioè, forse, degli Ospitalieri di San Giovanni o dei Crociferi. L’edificio sacro costituisce, dunque, con grande probabilità, per non dire assoluta certezza, quanto resta d’una struttura (sia pure trasformata nel corso dei secoli) d’antica pertinenza del notissimo ordine monastico-cavalleresco dei Templari, o Militi del Tempio di Gerusalemme, ed è, unica fondazione templare nella pur vasta Diocesi di Nocera Umbra, retrodatabile fino al lontano XII secolo.

templari_01Nel 1986, i terreni agricoli contornanti l’edificio di Santa Croce di Collina hanno restituito ben tre cippi confinari, tutti recanti, incisa direttamente sulla pietra, una croce patente, di tipologia templare, e la data 1743, quando l’edificio sacro doveva essere, oramai da tempo, in possesso dei conti Santinelli di Sant’Angelo in Vado di Pesaro, alcuni dei quali, come l’Ammiraglio e Gran Priore di Messina Giulio Cesare (secolo XVII), illustri ed influenti Cavalieri di Malta. Nella località Colmartino di Costacciaro, poi, già nell’anno 1156, esisteva una Domus Berardelli, nella quale, il giorno otto di Settembre, si riunirono il Vescovo di Foligno Anselmo, i monaci dell’abbazia di Fonte Avellana e quelli di Sant’Andrea dell’Isola dei Figli di Manfredo. Era questa, forse, una domus templare? In località Collina di Purello sorge, come appena detto, ma pressoché ignorata, la piccola chiesa rurale di Santa Croce de Culiano. Il toponimo Culiano è d’assai probabile origine latina, indicando il predio agricolo d’antica proprietà d’un certo Julius. Ubicata nella Diocesi di Nocera Umbra e, un tempo, come accennato, nel territorio di giurisdizione del Castrum Sigilli, o del Castrum Fossati, la chiesa, fondata probabilmente nel XII secolo, viene per la prima volta citata, da carte d’archivio, durante il 1297, quando si parlano dei rapporti allora intercorrenti tra il monastero templare perugino di San Giustino d’Arna e il Vescovo di Nocera Umbra. Nel documento archivistico menzionato, il suddetto monastero templare elegge un tale Bonaguida quale rettore della chiesa di Santa Croce, che ne era, allora, affatto sprovvista, domandando, nel frattempo, al Vescovo di Nocera l’espresso riconoscimento dello stesso rector perché tale.

Nel medesimo anno, il vescovo di Nocera, essendo deceduto il precedente, elegge un nuovo rettore, già cappellano della vicina chiesa di Santa Maria della Ghea, tale Tomasso Bentivolli, candidato da un tale legittimato a tanto “dal Maestro e dai Precettori” dei Templari e del monastero di San Giustino. Di tale chiesa templare duecentesca del Parco di Monte Cucco, ora, come ricordato, non v’è più traccia, poiché essa è stata rimpiazzata da un altro edificio sacro d’epoca molto più recente. A Perugia, tuttavia, nella rinnovata Galleria Nazionale dell’Umbria si può tuttora ammirare una splendida scultura lignea della Vergine, risalente alla prima metà del Trecento, che trovava collocazione all’interno della suddetta chiesa dei Templari e, forse, era stata commissionata proprio da essi, poco prima della soppressione del loro ordine, monastico e cavalleresco, decretata nell’anno 1312.

(Per maggiori informazioni vedere il sito www.fabrianoturismo.it/camminare per conoscere/le vie della storia/L’anello dei Templari e il sito www.fabrianostorica.it).